Piccola Fraternità della Lessinia: trent’anni e non sentirli

 
 

Prestigioso compleanno per la realtà che si occupa di disabili, con grande festa

È una trentenne impegnata, attiva e generosa di idee la Piccola Fraternità della Lessinia. Sarà perché è ancora giovane, dunque non ha il timore di nascondere l’età… Anzi: rivolge lo sguardo al passato con soddisfazione. E si affaccia al futuro con motivazione, determinazione, organizzazione. Se così non fosse stato nel cammino finora percorso, quella minuscola realtà, nata nel cuore della montagna veronese dalla sensibilità di un gruppo di volontari attenti al mondo della disabilità, non si appresterebbe a spegnere le prime trenta candeline sulla torta. Con una sorpresa ad arricchire il traguardo raggiunto: il riconoscimento, per la Piccola di Corbiolo, quale comunità alloggio. Nella sede di via don Antonio Squaranti fervono i preparativi per i due giorni di festa organizzati, il 16 e 17 settembre, per il trentennale. Come in una famiglia allargata, e tale è l’atmosfera alla Piccola Fraternità della Lessinia, ognuno ha precise mansioni: c’è chi davanti a una tazza di caffè e a una fetta di crostata organizza il menù del pranzo in programma domenica e chi pensa agli addobbi floreali per la lunga tavolata alla quale siederanno fianco a fianco ospiti e volontari, con i rispettivi familiari ed amici. Le attività proseguono con zelo al pianterreno, nella falegnameria del centro diurno: qui, oltre alle ordinarie commesse (di crocifissi, addobbi, taglieri, contenitori o tavole e panche), sono da portare a termine i colorati omaggi in legno che saranno donati agli invitati al compleanno. Un segno per esprimere grazie, in maniera semplice e nello spirito della Piccola. «Abbiamo scelto uno slogan: trent’anni e non sentirli », esordisce il presidente della onlus, Giuseppe Zanini. «Quello della Piccola Fraternità è un cammino che non finisce mai di coinvolgere », incalza, ripensando a quando i primi volontari, assieme all’allora parroco di Corbiolo, don Ottavio Birtele, iniziarono a muovere timidi passi nei confronti delle famiglie che avevano in casa un disabile. Ad una mappatura dei bisogni seguì l’apertura, nei locali della parrocchia, di un centro occupazionale diurno in cui soggetti con varie disabilità, provenienti da vari Comuni della Lessinia centrale, potevano tenersi impegnati nella manualità. «Quest’esperienza è cresciuta nel tempo, nella fiducia da parte delle famiglie, nel numero di partecipanti e nelle idee», spiega, favorita dalla costruzione dell’attuale e spaziosa sede, in cui l’associazione si trasferì nel 2003. «Attualmente il centro diurno accoglie in media una ventina di persone al giorno che, a seconda della disabilità, sono occupate in differenti attività: dalla falegnameria fino alla didattica e alla pittura per chi ha minori capacità manuali residue», chiarisce Zanini. Alcuni posti, in accordo con l’Ulss, sono riservati a quanti vivono una condizione di disagio sociale: è una risposta a situazioni di emergenza che possono capitare a chi ha problemi di alcolismo o è bisognoso di aiuto perché in una condizione di difficoltà psicologica. La Piccola si è adattata alla società in cambiamento, imparando a tendere la mano verso quelle forme di difficoltà non certificate né tutelate dalla legge. Anche il progetto di residenzialità, il cui iter si è da poco concluso con l’accreditamento, continua questo pensiero: la comunità alloggio ha in totale dieci posti letto, due dei quali sono destinati alle emergenze. Per fare tutto ciò, però, non ci si improvvisa: servono intuizioni e organizzazione. «La Piccola Fraternità conta dieci persone assunte tra educatori, operatori socio- sanitari e coordinatori. A breve è previsto l’inserimento di altri quattro professionisti », precisa il presidente. Un supporto insostituibile è dato dal volontariato: «Dei 190 soci, 120 sono volontari attivi che si alternano come autisti e accompagnatori sui tre pulmini che trasportano chi frequenta il centro diurno dai Comuni di Bosco Chiesanuova, Erbezzo, Velo, Roverè – prosegue –. A questi si aggiungono quanti si dedicano a cucina, pulizie, laboratori. Pure il direttivo è formato interamente da volontari ». La solidarietà è divenuta contagiosa, ha instaurato un legame con il territorio, ha portato a guardare la disabilità con occhi diversi, ha supportato i genitori di un disabile nel sentirsi meno soli. «La residenzialità chiude un percorso avviato tre decenni fa: qui volevamo arrivare. Ma c’è un altro sogno nel cassetto…», rivela Zanini. Nella struttura della Piccola c’è un appartamento che in passato ospitò prima alcune suore peruviane, in seguito una coppia di pensionati: «Vorremmo diventasse una casa famiglia per individui disagiati. Sarebbe quel tassello a completamento di una progettualità più ampia, che guarda al “dopo di noi” in maniera concreta».

Marta Bicego

Verona Fedele 17 settembre 2017

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