Zamagni: governance, statalismo e rivoluzione digitale, il Terzo settore faccia sentire la sua voce

 
 

Il professore bolognese apre la XVIII edizione delle Giornate di Bertinoro. Un intervento non convenzionale che lancia quattro sfide al non profit

Autore: Stefano Arduini
Fonte: www.vita.it

Con l’intervento del presidente della commissione scientifica di Aiccon Stefano Zamagni si è aperta questa mattina la XVIII edizione delle Giornate di Bertinoro. L’economista dell’università di Bologna ha voluto lanciare quattro sfide al non profit. Vediamole.

Superare la sindrome teleopatica
La sindrome telepatica contempla tre elementi: la fissazione di un obiettivo che va perseguito ad ogni costo; la razionalizzazione del comportamento dell’organizzazione in nome di quell’obiettivo; il distacco da ogni canone morale, cioè l’anestitizzazione della coscienza come conseguenza di quella razionalizzazione. Secondo Zamagni il Terzo settore soffre in modo acuto di questa sindrome. “E ne soffre”, dice, “non perché sia cattivo, ma perché talvolta non riesce a vedere e percepire l’area di bisogno che si sta espandendo al suo lato. Occorre superare questo stato”. “Celebre è l’esempio di quel gruppo di studenti”, chiarisce Zamagni, “a cui è stato dato il compito di conteggiare il numero di passaggi durante una partita di basket e che sono talmente concentrati nell’assolvere al mandato che non si accorgono che a un certo punto sul parquet è entrato un gorilla”.

Il modello olocratico
Zamagni cita Brian Robertson, l’ideatore scrittore, autore del libro “Holacracy: The new management system for a rapidly changing world” che presto sarà tradotto in Italia. Brian Robertson ha previsto che ognuno, nell’ambito lavorativo, si assuma le proprie responsabilità, passando dall’attuale sistema operativo a piramide a quello a cerchi nel quale non esisterà più il lavoro subalterno. “Sostanzialmente “, ragiona Zamagni, “si tratta del superamento del taylorismo fondato sull’assioma che l’autorità dipende dalla proprietà. L’olocrazia invece prevede che il driver sia la capacità e non la proprietà. Purtroppo il Terzo settore sconta un ritardo su questo fronte: le imprese capitalistiche si stanno dimostrando più pronte ad applicare il modello oclocratico. Il non profit è fermo ancora al palo”.

Contro il neostatalismo
“In questa fase vedo un rischio di neo statalismo molto forte. Ma la reazione del Terzo settore non è ancora emersa, come le circostanze imporrebbero”, ragiona Zamagni. Il professore richiama il pronunciamento del Consiglio di Stato che nel luglio scorso “ di fatto ha stabilito, con la sponda dell’Anac di Cantone, che poiché il Terzo settore fa attività economica allora è necessaria che sia sottoposto al regime dei bandi”. “Pura follia”, attacca il responsabile scientifico di Aiccon, “dettata da ignoranza: quei giudici dimostrano di non sapere che a fianco di quello incivile, esiste un mercato civile”. Cosa dovrebbe fare allora il Terzo settore? “Battersi affinché, così come avviene per il settore sanitario, anche per quello sociale venga accantonato il regime dell’affidamento che sottende all’appalto per lasciare spazio al sistema dell’accreditamento. C’è da chiedersi se il Terzo settore abbia capito che è giunto il momento di alzare la voce”.

Convenzione di Ginevra per il digitale
L’ultima sfida è quella digitale. Come anticipato da Marco Dotti (anche lui fra i relatori di Bertinoro 2018) in questo pezzo il Terzo Settore è chiamato a presidiare il dibattito sottraendolo ai contesti ingegneristici, per declinarlo in una prospettiva di umanesimo rinnovato e di digital humanities. Zamagni ripredendo l’ipotesi di una Magna Carta sul digitale avanzata dai laburisti inglesi avanza la proposta di una sorta di convenzione di Ginevra sul digitale. “Non possiamo assistere, noi del Terzo settore, alla moltiplicazione degli usi perversi della tecnologia come per esempio quella dei killer robot. Chi, se non il Terzo settore, si deve prendere la responsabilità di denunciare quegli Stati (Usa, Russia, Israele, Francia e Gran Bretagna) che non si sono opposti alla deriva di questo tipo di industria?”. La chiave di volta, secondo Zamagni, è l’inserimento della dizione di “bene comune” nel dibattito e nei documenti che dovranno regolare la quarta rivoluzione industriale in corso. E ancora una volta: “Chi se non il Terzo settore si deve far carico di questa responsabilità?”.