L’Università e l’Adoa alleate per l’assistenza

 

Sono 29 mila gli utenti raggiunti. E ora c’è un corso

WELFARE. L’Associazione diocesana opere assistenziali conta 38 enti

Il futuro del welfare sarà sempre più fondato su strutture socio sanitarie, assistenziali, e sulle cure a domicilio. Il trend demografico anticipa che crescerà il numero di persone che avranno bisogno di questi servizi e, contemporaneamente, dovranno aumentare le competenze di coloro che si occuperanno di questi pazienti. Ha lo sguardo rivolto a quel futuro, l’accordo quadro di collaborazione scientifica, della durata quinquennale, siglato tra il dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento dell’Università scaligera, e Adoa, l’associazione diocesana delle Opere assistenziali di Verona che conta 38 enti aderenti che si prendono cura della persona anziana, diversamente abile, con fragilità psichica o in condizioni di solitudine.
Sono 29mila gli utenti fragili raggiunti, 4.300 i dipendenti. E a questi ultimi, in particolare, è rivolto il primo progetto concreto nato da quell’accordo: il corso di perfezionamento sulla Gestione della Persona con patologia neurologica in contesti domiciliari protetti e strutture sanitarie e socio-assistenziali. È pensato per medici, psicologi, infermieri, educatori professionali, fisioterapisti, «e a tutti coloro che, con competenze diverse, collaborano insieme per individuare il percorso personale più adatto a ciascuna persona fragile seguita», spiega il segretario generale di Adoa, Tomas Chiaramonte.
Il corso inizierà a febbraio del prossimo anno, avrà una durata di sei mesi «e sarà caratterizzato da un approccio integrato e multidisciplinare con l’obiettivo di formare su competenze specialistiche indispensabili nei processi di cura personalizzata applicabili sia nei servizi a domicilio che nei reparti di degenza dove si curano o si accompagnano le persone, dal minore all’anziano, affetti da patologie neurologiche», sottolinea Stefano Tamburin, docente di Neurologia del dipartimento. I numeri sono già «spaventosamente alti», dice Tamburin: l’1 per cento della popolazione veronese soffre di qualche demenza, soprattutto di Alzheimer. Significa 10mila persone.
La collaborazione prevista dall’accordo quadro si spingerà anche più in là. Verranno rafforzate le competenze e le
partnership scientifiche tra chi studia, ricerca e insegna il mi- glior modo per curare le perso- ne e chi se ne prende cura nella quotidianità, in particolare con riferimento ai più fragili: ospedali, hospice, Rsa, struttu- re extraospedaliere, centri poliL funzionali, case per anziani.
Il dipartimento, allo stesso r tempo, potrà rafforzare la sua attività istituzionale di ricerca, formazione e di interazione con la comunità attraverso la S rete di enti aderenti ad Adoa. «Spesso la medicina è fatta di grandi numeri», conclude AnM drea Sbarbati, direttore del diO partimento di Neuroscienze, l biomedicina e movimento, t «ma dobbiamo ricordare che s curiamo le persone, le assistia- mo, non possiamo applicare O semplicemente schemi general li. Il mondo dell’associazionic smo e del volontariato, in queg sto senso, ha una marcia in t più». 

Fonte: L’Arena di Venerdì 16/04/2021

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